Il processo di trasformazione, che sia di recupero, restauro, nuova edificazione o valorizzazione del territorio nasce dall’esigenza di soddisfare esigenze specifiche.

Siano esse materiali, sociali, psicologiche, funzionali o di qualsiasi altra natura, è essenziale approfondirle, delinearle e creare delle priorità.

Lo studio dei luoghi e l’analisi dei vincoli, uniti alle disponibilità finanziarie e agli obiettivi prefissati costituiscono i limiti del campo di azione. Ogni intervento è un caso a parte, nel quale ricominciare da capo non dando niente per scontato.
Una volta assimilate le specificità e fatte proprie, in un continuo scambio di sensazioni, è indispensabile fare quanto più possibile “tabula rasa”; cancellare dalla mente tutto quanto non sia assolutamente necessario.

I nostri pregiudizi, le nostre abitudini, i nostri precedenti modi di operare. Per rinnovarsi è indispensabile prima di tutto rimuovere il vecchio, “svuotare l’armadio”. Questo consentirà di capire cosa è veramente importante, cosa vada conservato, cosa valorizzato e quali siano gli effettivi margini di manovra.

Le norme, i vincoli strutturali, i vincoli fisici, i confini ecc.. vanno sempre “tenuti a mente” ma come dimenticati per poter spaziare liberamente con la nostra creatività, esplorare nuove soluzioni e proporre alternative che magari non immaginavamo neppure.

Sarà poi l’esperienza, le conoscenze e i vincoli di ogni tipo a ricondurci dentro ad una complessiva “fattibilità”, ma con in mente ancor più chiaro in che direzione ci stiamo muovendo.

Il nostro bagaglio culturale, fatto di osservazioni, esperienze, analisi, senso critico e di valutazione, quando esposto a modi diversi di pensare, di agire e di concepire quelle stesse cose che diamo per scontato, si incrina, si rimette in discussione per poi espandersi in molteplici direzioni diverse.

L’occasione di sperimentare un modello di vita molto vicino a noi, al tempo stesso radicalmente diverso, mi ha permesso di rivalutare e ripensare quasi ogni tratto del processo progettuale, rileggendo in una nuova luce il nostro bagaglio culturale.

Passione

“Se vale la pena fare una cosa, vale la pena farla bene”. Questa è un po’ una sintesi di un “modus operandi”alla base di ogni nostra azione, in architettura e non solo. Soltanto con la passione, con il massimo impegno si possono ottenere dei risultati, si può dar luogo a qualcosa che soddisfi le nostre esigenze e di coloro che usufruiranno del nostro operato. Passione significa riversare tutte le nostre energie senza misurarsi, senza accontentarci, non fermandosi mai alla semplice “soluzione del problema”. Domandandosi sempre se non ci sia qualcosa di più, se non ci siano ancora domande senza risposta, esigenze senza soluzione. Senza passione non c’è impegno, non c’è sforzo e quindi nessun risultato.

Umiltà

Per riuscire a progredire, a maturare un percorso ed a verificare nuove strade è indispensabile sapersi mettere in discussione, con ironia e autocritica, prendere tutto molto sul serio, ma senza mai prendersi troppo sul serio. E’ necessario conservare una buona dose di umiltà, sapere che c’è sempre qualcosa da imparare, senza stancarsi mai di ascoltare e pazientare nell’approfondire tutti gli input che ci provengono dall’esterno.

Idee

Ciò che ci distingue sono le nostre idee. Ogni nostro gesto creativo deve essere spinto da un’idea, da un obiettivo, da un fine chiaro e dichiarato. L’attività progettuale non può ridursi alla semplice applicazione di soluzioni, deve proporre, deve spingersi in una direzione e tentare comunque di attuare un programma astraendosi, per quanto possibile dalla situazione contingente.

Contenuti

Viviamo in un epoca fatta di immagini, di frasi ad effetto, di ricerca di colpire e di stupire fine a se stessa. Anche molta architettura è vittima di questo modo di pensare e di agire. Dobbiamo invece orientarci verso contenuti, andando all’essenza, tralasciando tutto quanto non si riduca a inutile “pasticceria”, come sterili giochi di forme. Non significa che nel piccolo o nel “Design” non si possano trovare dei contenuti, ma che i nostri gesti progettuali debbano comunque essere motivati e non gratuiti.