Chiesa di San Giusto e Donato

2001, Monteroni d’Arbia (SI)

Lo spazio progettato si configura come una sorta di “abbraccio” di un involucro esterno in mattoni di calcestruzzo, sapientemente tagliato da alcune calibrate aperture che regolano il rapporto tra l’edificio e lo spazio pubblico. Le istanze progettuali presentavano l’esigenza di costruire la nuova chiesa su un basamento in cemento, frutto di un’ipotesi di progetto degli anni ’60 e previsto con funzione di cripta ma da sempre utilizzato per lo svolgimento delle cerimonie

La volontà di ribaltare le gerarchie insediative dalla strada adiacente (la Cassia) alla piazza posteriore costituisce l’idea forte del progetto che attribuisce alla rampa d’accesso un ruolo decisivo in questo senso: essa, infatti, invadendo lo spazio pubblico, “impone” la presenza dell’edificio e contemporaneamente segna in maniera chiara la composizione del nuovo volume.

L’interno, invece, è tutto incentrato sulle intersezioni tra la copertura in legno lamellare e il sinuoso andamento delle pareti verticali, alla ricerca di uno spazio mai rigidamente simmetrico e concepito non richiamandosi alle costanti tipologiche tipiche degli spazi sacri, ma seguendo principi compositivi in qualche modo dissacranti rispetto al problema progettuale affrontato.

Da “L’Architetura Cronache e Storia” , Mario Capranica, Ott. 2001